Maggiorelli·S • Attacco all’arte (5° intervista Fagioli)

Capitolo quinto 
All’origine dell’arte. 
Intervista allo psichiatra Massimo Fagioli 


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• 5. Intervista allo psichiatra Massimo Fagioli [pp. 137-147]
• L’arte come linguaggio universale per immagini… [p. 137]
• E qui spunta una grande domanda: come nasce l’arte… [p. 138]
• Possiamo immaginare, come lei ha suggerito… [pp. 138-140]
• Leonardo ne parla nel ‹Trattato sulla pittura›? [p. 140]
• Plinio regalava la nascita del ritratto in pittura… [pp. 140-142]
• Parlare d’arte significa parlare di immagini. Ma già nell’antica Grecia… [p. 142]
• La violenza diventa massima nell’iconoclastia cristiana… [pp. 142-143]
• È questo contenuto dell’immagine, questo rapporto con una dimensione… [p. 143]
• L’arte si apre a una ricerca sull’irrazionale tra Ottocento e Novecento… [pp. 143-144]
• La fondamentale distinzione fra raffigurazione del ricordo cosciente… [pp. 144-145]
• L’Occidente ha sviluppato in modo particolare l’arte del ritratto… [p. 145]
• Per dipingere, anche in modo geniale, basta la nascita… [pp. 145-146]
• Il disegno per i latini nasceva come ‘‹lineamentum›’… [pp. 146-147]
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TERMINI-CHIAVE 
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• amniotico (liquido amniotico)
• Armando (David Armando, storico)
• arte astratta
• Artemisia Gentileschi (pittrice)
• Boccaccio
• Braque
• Caravaggio (Michelangelo Merisi, o Amerighi, noto come il Caravaggio, pittore)
• Caroli (Flavio Caroli, critico d’arte)
• Carracci (Agostino, fratello di Annibale e cugino di Ludovico, tutti pittori)
• Chauvet (sito con pitture rupestri)
• Correggio (Antonio Allegri detto il Correggio, pittore)
• cristianesimo
• D’Amadio (Stefano D’Amadio, fotografo)
• Einstein (Albert Einstein)
• ‹Encyclopédie›
• espressione (esigenza di espressione)
• flauto (di 35.000 anni fa)
• fuoco (rapporto con il fuoco)
• Gertrude Stein
• ‹Gioconda›
• ‹Homo naledi›
• iconoclastia
• identità
• Illuminismo
• immagine
• inconscio
• Islam
• Lascaux (sito con pitture rupestri)
• Latmos (sito con pitture rupestri)
• Leonardo (Leonardo da Vinci)
• linea
• ‹lineamentum›
• ‹logos› (‹logos› occidentale)
• Longhi (Pietro Longhi)
• Mesmer
• monoteismo
• movimento
• Mozart
• musica
• nascita (teoria della nascita, dinamica della nascita)
• Nerja (sito con pitture rupestri)
• ombra
• Paleolitico
• Palmira (sito archeologico)
• Paolo di Tarso
• Pia dei Tolomei (nobildonna toscana, XIII sec.)
• Picasso
• pitture rupestri
• Platone
• Plinio (Gaius Plinius Secundus, o Plinio il Vecchio)
• Porto Badisco (sito con pitture rupestri)
• pulsione (pulsione di annullamento)
• Raffaello (Raffaello Sanzio, pittore)
• ritratto
• Rosalba Carriera (pittrice veneziana)
• Schelling
• Schumann (Clara e Robert Schumann)
• ‹Scultura blu› (M. Fagioli)
• Senofane
• specchio
• sufismo
• tempo
• Tiziano (Tiziano Vecellio, pittore)
• Van Gogh
• vitalità


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ANNOTAZIONI E SPUNTI 
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•[D·2·1]• «[…] ‹Homo naledi› scheggiava le pietre […] qui c’è la scultura»: si potrebbe discutere se lo scheggiare le pietre sia equiparabile allo scolpire. Mentre la produzione di strumenti in pietra — come i ‹choppers› del Paleolitico — aveva una finalità pratica, la scultura — almeno come la intendiamo adesso — non ne ha, ma risponde a un’esigenza di espressione, di rappresentazione. È comunque vero che ricavare un oggetto dalla pietra scheggiandola richiede capacità che gli animali non hanno, e non si tratta solo di capacità manuali, ma soprattutto di quella di “vedere”, nella pietra grezza, un oggetto finito che ancora non esiste. Tale procedimento ha qualcosa di profondo in comune con la creazione artistica, e se questo è vero, allora non può essere ridotto a un pensiero semplicemente razionale e utilitaristico.

•[D·3·1]• «Mi pare chiaro che la donna incinta o che […] allattava non poteva andare a cercare gli alimenti o, quando serviva, la carne»: naturalmente questo vale nella fase in cui l’essere umano si sostentava dando la caccia ai grandi mammiferi (bovini, mammut); le donne e i bambini non idonei alla caccia potevano comunque raccogliere vegetali e acchiappare piccoli animali (lucertole, molluschi ecc.) che pare abbiano costituito per millenni un’ottima fonte di proteine.

•[D·3·2]• «[…] Leonardo […] È un grande artista ma non sa fare un calcolo»: in effetti, pur essendo spesso definito “ingegnere”, pare che Leonardo da Vinci (1452 – 1519) non conoscesse molto la matematica. E pensare che, dopo quell’altro Leonardo, di Pisa, detto il Fibonacci (1175 – 1235 circa), esisteva ormai in Italia una tradizione plurisecolare di studi matematici. Per contro, sarebbe stato sufficiente un banalissimo calcolo per comprendere che un essere umano non poteva sostenersi in aria con la sola forza dei propri muscoli: mentre il peso aumenta con il cubo delle dimensioni lineari (essendo proporzionale al volume), la portanza delle ali aumenta con il quadrato (essendo proporzionale alla superficie); un uccello di dimensioni maggiori necessita quindi di ali più grandi in proporzione al corpo. Anche la forza dei muscoli è proporzionale al quadrato delle dimensioni lineari (essendo proporzionale alla massima sezione trasversale alle fibre), ed è questo il motivo per cui animali più grossi hanno bisogno di zampe più spesse e robuste rispetto al corpo.
•IBID.• Nel testo originale: «Non si può riconoscere l’identità del volto della Gioconda»: diversamente dalle altre occorrenze nell’intervista, qui ‹Gioconda› non è evidenziato in corsivo. Forse con l’intenzione di indicare il personaggio distinguendolo dal titolo con cui il quadro è noto.

•[D·4·1]• «L’ombra è un fenomeno meccanico, naturale […]»: più che “meccanico”, si potrebbe definire “fisico”, che poi però è lo stesso, etimologicamente, che “naturale”.

•[D·5·2]• «Da Paolo di Tarso in poi […] la donna non doveva più parlare. […] Sta nella religione, sta nel ‹logos› occidentale, non c’è l’uguaglianza»: sia il monoteismo sia il ‹logos› precedono però di diversi secoli Paolo di Tarso, cui semmai può essere imputato di aver cominciato a mettere insieme le due cose. Paradossalmente, la condizione della donna sembra peggiorare con l’Età del Ferro, quando — almeno in teoria — la società diviene più “democratica”.
•IBID.• «È motivo di guerra la sessualità, la rivalità»: basti pensare alla Guerra di Troia dovuta, nell’‹Iliade›, alla storia di Elena e Paride; che il mito conservi la traccia di qualcosa di profondo?
•IBID.• «La storia del possesso delle donne deve essere comparsa quando è comparso il linguaggio articolato e quando è venuta fuori la creatività»: si riferisce alla creatività artistica? Il problema del “possesso” dev’essere emerso fin dal Neolitico quando, cominciando ad allevare il bestiame, devono aver compreso, con il meccanismo della riproduzione, che conviene “sacrificare” i maschi (ne basta uno solo) e tenere le femmine perché possano fare i piccoli; è allora che il rapporto con gli animali — e la definizione della differenza da questi — dev’essere diventato un problema angoscioso; vedi l’indovinello della Sfinge, risolto (ma in modo parziale e superficiale) da Edipo, campione del pensiero razionale; vedi anche l’influsso del concetto di gregge e della pastorizia nell’originale monoteismo ebraico (la circoncisione?), passato poi, in modo più o meno mistificato, nel cristianesimo (il buon pastore?). Tuttavia monoteismo e ‹logos› arrivano più tardi, nell’Età Assiale (crisi del Bronzo e passaggio al Ferro), come se il Bronzo coi suoi grandi Imperi basati sul politeismo avesse in qualche modo tamponato il problema, frenando la crisi nei rapporti tra uomini e donne e le disuguaglianze tra i due sessi (esistevano infatti dei e dee, abbastanza paritari); con la crisi del politeismo il problema riesplode e rende necessario riaffermare l’identità umana che viene ora identificata esclusivamente con quella maschile e razionale, e — nella migliore delle ipotesi — considera la donna come una via di mezzo tra l’uomo e la natura.

•[D·6·1]• «[…] la pittura, l’immagine, il disegno hanno a che fare con il rapporto della madre con il bambino?»: qui verosimilmente intende con il bambino già cresciuto abbastanza da poter “fare” — ovvero dopo il 1° anno di vita, perché per tutto il 1° anno, non essendoci ancora linguaggio articolato e pensiero verbale, il rapporto con la “madre” può essere solo di immagini, suono della voce e contatto fisico di pelle a pelle — poi, quando si realizza la capacità di “fare”, la creazione di immagini (senza utilità pratica) assume il senso di “ricreare” quel 1° rapporto e quella 1ª realtà umana divenuta identità interna ormai altrimenti invisibile.

•[D·7·1]• «[…] il cristianesimo sfociò nel culto dell’immagine rappresentata. […] ha contribuito anche l’idea di incarnazione»: quest’ultima è ovviamente legata al dogma della “trinità”, non solo per la figura di Cristo (che sarebbe uomo e dio), ma anche e soprattutto per lo Spirito Santo che discenderebbe nel corpo (l’anima?) come pensiero cosciente già bell’e fatto, per cui l’“altro” pensiero, quello non cosciente e legato al corpo, quello delle immagini notturne e del 1° anno di vita, viene immediatamente identificato con il “male”, con Satana. Le immagini vengono quindi accettate nel cristianesimo solo a condizione che siano piatte, coscienti, e finalizzate alla “propaganda fidei”.

•[D·8·1]• «Nell’Islam c’è il ritorno alla linea a partire dal linguaggio che non ha lettere […]»: al di là della differenza evidente della scrittura araba rispetto a quella occidentale — di provenienza greca e, prima ancora, fenicia — nell’Islam c’è il tentativo di ripristinare, ribellandosi all’ibrida concezione cristiana, la “purezza” originaria del monoteismo ebraico (con il suo aniconismo), spingendosi, se possibile, anche oltre. Non a caso furono proprio gli Arabi a dare un grande impulso anche allo sviluppo del formalismo matematico.

•[D·9·1]• «[…] come questa immagine invisibile per la coscienza dei cinque sensi si leghi alla musica, cioè al non visivo, ciò che non si vede ma si sente»: “si sente” e non “si ode”, come Fagioli approfondisce poco oltre.
•IBID.• «[…] la musica non è qualcosa che si ode meccanicamente come un rumore qualsiasi, ma si sente come se occupasse tutto l’organismo, la pelle in particolare»: in altre parole, la musica non coinvolgerebbe soltanto l’udito, come le arti figurative che — ad esempio — coinvolgono soltanto la vista. C’è da chiedersi se la musica abbia avuto questo tipo di valenza fin dalla Preistoria, fin da quel primo flauto costruito con l’osso di un animale — oppure da ancora prima, quando c’era già (soltanto) il canto, la voce umana, probabilmente femminile?

•[D·10·1]• «Nel cristianesimo, nei primi mille anni, non c’era rappresentazione della donna. Era […] soltanto Madonna»: come se la realtà fisica della donna andasse a rappresentare qualcosa che evidentemente la Madonna — come ovviamente anche il corpo dell’uomo — non rappresenta.

•[D·11·1]• «La storia della ‹Gioconda› si riproduce nel ritratto di Gertrude Stein»: vedi figura (sx).
•IBID.• «[…] insieme alla fotografia di Stefano D’Amadio scattata a ottobre 2015 e pubblicata su “Left”?»: vedi foto (dx).




•[D·12·1]• «[…] la vitalità è la vitalità per tutti, può essere più o meno, ma è vitalità»: veramente che possa essere “più o meno” solleva immediatamente qualche domanda, soprattutto per gli scienziati che di sicuro si chiederanno se e in che modo sia misurabile, e forse, prima ancora, se sia o meno un “osservabile”.
•IBID.• «La pulsione di annullamento può essere più o meno, sarebbe la forza della realtà non materiale»: vale lo stesso discorso fatto sopra per la vitalità, cui si aggiunge però il discorso della “forza” — che secondo alcuni sarebbe misurabile, ma forse non è neppure direttamente osservabile, tanto che altri dubitano persino della sua reale esistenza, o della sua validità come concetto fisico — comunque il concetto di “forza” implicherebbe quello di “quantità”. Ma che senso ha il concetto di “quantità” riferito a ciò che non è materiale e — si potrebbe dire, più in generale — neppure fisico?

•[D·13·1]• «La pulsione di annullamento fa la linea nera»: ovvero fa l’assenza, assenza di spessore, assenza di colore.
•IBID.• «[…] la linea non ha né principio né fine, sempre stata e sempre sarà, come il tempo»: l’idea della linea, ovvero la linea pensata — che, a differenza di quella fatta dalla mano, non ha spessore né colore — è anche senza limiti di lunghezza, infinita; quella sul nesso fra la linea e il tempo era una delle ultime ricerche di Fagioli; è chiaro che un nesso esiste da un punto di vista pratico: la linea viene tracciata in genere mediante lo spostamento di una punta (di matita, ad esempio) su una superficie (la carta), e lo spostamento richiede ovviamente tempo. Ma Fagioli era probabilmente alla ricerca di un nesso più profondo. Se la possibilità di pensare la linea si lega alla pulsione di annullamento, allora anche il tempo si lega alla pulsione? Ovviamente non il tempo dell’universo, ma quello umano, quello che inizia alla nascita. Ma questo tempo non è infinito, dato che inizia alla nascita, inevitabilmente deve un giorno anche terminare. Però si potrebbe anche pensare che, finché dura, possiamo concepirlo come infinito, da prima della nostra nascita a dopo la nostra morte, esattamente come una linea infinita che non saremo mai in grado di tracciare.

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[] Simona Maggiorelli, ‹Attacco all’arte. La bellezza negata›, L’Asino d’oro 2017.
– Prefazione di Tomaso Montanari
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